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Recensione / Chi può rimuovere le difficoltà, il libro di Enrico Ballerio ispirato dalla preghiera del Báb

Recensione / Chi può rimuovere le difficoltà, il libro di Enrico Ballerio ispirato dalla preghiera del Báb

Un intero libro, 150 pagine complessive, ispirato da un’invocazione: la preghiera rivelata dal Báb, il Profeta Martire di Shiráz, universalmente conosciuta dai bahá’í di tutto il mondo come “Chi può rimuovere le difficoltà”. Forse la più nota e recitata, facilmente memorizzabile per la sua brevità. La compongono due sole righe di testo. Quanto basta a Enrico Ballerio per addentrarsi in una riflessione profonda sull’esistenza e i suoi dintorni. E per appagare il lettore con un pensiero coerente e lineare su temi cruciali della vita, su sfide stringenti per la mente e l’anima dell’uomo moderno. «Chi può rimuovere le difficoltà», il titolo dell’opera ricalca l’incipit della preghiera, è un testo di indubbia attualità. Parla della dimensione interiore dell’uomo, che volenti o nolenti si misura costantemente con la sofferenza, la trasformazione, il sacrificio, la paura, ma anche con il bene, la gioia, la meraviglia, lo stupore e la bellezza. Istanti, attimi legati tra di loro dalla rete del tempo, che ogni giorno riserva all’anima l’opportunità di andare verso la Luce divina. Tutto il libro ruota intorno alla Parola sacra di Dio che, spiega l’autore, «è dotata di tale potere da contenere in sé infiniti significati», che sta all’uomo scoprire. 

Sulla scia di questi infiniti significati, Ballerio tocca sponde interessanti. Rivaluta  valori al limite dell’anacronismo per la società di oggi. Come la mitezza, che definisce «virtù calda» al pari della cortesia, della generosità, della gentilezza e dell’umiltà. Lega la felicità allo sviluppo degli attributi della natura spirituale dell’uomo. Collega la salute alla cura del corpo, della mente e della realtà interiore. «Ciò di  cui abbiamo bisogno – si legge nel capitolo “La strada che conduce alla felicità” – è imparare qualcosa di più sulle regole spirituali del saper vivere: ciò che è buono per il nostro sviluppo e ciò che dobbiamo fare per avere non solo una mente in un corpo sano, ma anche un’anima sana in uno spirito forte. E perché l’anima possa essere spiritualmente sana è necessario che sia sintonizzata, consapevolmente e dinamicamente con il suo Creatore».

Sul potere della preghiera, sondato nell’intero corpo del libro, l’autore spiega che è il linguaggio per entrare in comunione con Dio, Che ogni individuo deve innanzitutto imparare ad amare. Come deve impegnarsi a vivere in modo diverso e agire. E deve fare tutto ciò non per paura delle fiamme dell’inferno ma semplicemente perché la vita è una risposta a  leggi tanto grandi e profonde quanto la legge di gravità ed è governata dagli stessi principi che governano l’attività degli atomi e delle stelle.

Cristina Cucca

In foto: Mausoleo del Báb, Haifa, Israele

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