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Nel fulgore del sole nascente, di Julio Savi

Nel fulgore del sole nascente, di Julio Savi

Una vita di ricerca della realtà sublime nascosta in ogni uomo

«Bisogna dunque che io mi dedichi seriamente a cercare con zelo e con costanza: chi sono io? Sono uno sconosciuto a me stesso. So che l’anima umana è immortale, che la vita di questo mondo è piena di guai, ho letto i Libri sacri che mi sono capitati, così come si leggono i romanzi… ma mai ho avuto la costanza, la tenacia di cercare, di pregare, sera e mattina, mattina e sera – per giorni, settimane, mesi e anni – fintanto che io abbia sentito la “Verità” e la “Vita” vibrare in me viva, possente, costante, onnipresente, in ogni minuto del mio vivere… Così, devo cercare con tale anelito il cibo spirituale, come l’istinto che comanda l’affamato, l’assetato, fino a che non sia esaudito… devo approfittare di questo mio stato d’animo e propormi di fare, e cercare, e pregare, mattina e sera, sera e mattina, e in ogni momento della mia giornata, scacciando con l’aiuto di Dio i pensieri vani e futili che assalgono quotidianamente gli uomini, fintanto che dal profondo del mio cuore avvampi una favilla dello splendore del mio Signore, una voce che sia balsamo e cibo per l’anima mia».

Passi tratti da una lettera indirizzata il 5 aprile 1969 da Umberto, il protagonista de “Nel fulgore del sole nascente”. Parole dettate dal cuore e indirizzate a un amico in difficoltà. Riflessioni intime di un uomo in cerca di un senso profondo nella propria vita. Quasi un dialogo fra sé e sé, nel tentativo di trovare la strada maestra verso l’Onnipotente. Una strada che Umberto Savi trova quando riconosce la Perfezione Benedetta, Bahá’u’lláh.

Come ben spiega l’autore del libro, Julio Savi, “Nel fulgore del sole nascente” è la storia di un uomo che per tutta la vita ha lottato per trascendere i propri limiti terreni e avvicinare la sua anima all’Eterno. Una storia in cui ciascuno di noi può ritrovarsi, per quanto il percorso di ognuno sia unico e irripetibile. Nella sua essenza, infatti, quello di Umberto è il percorso che ogni uomo compie per eliminare i veli che lo separano da Dio. Per giungere a quella “realtà spirituale”, come dice lo stesso Umberto alla moglie Rosa in una lettera datata 20 luglio 1964, “ove è necessario giungere per vivere la vera vita eterna per la quale l’uomo fu creato”. 

Ed eccelso in questo libro è Julio, che di Umberto è figlio, nel tradurre con parole colme di amore, cura e rispetto profondo il travaglio dell’anima del padre e il senso nobile della sua esistenza, vissuta molto intensamente. Una esistenza, come ben è sintetizzato in un appunto di Umberto del 1962, in cui il protagonista del libro non si risparmia di valicare monti e di scendere in “penosi abissi e in aridi deserti”. 

Tutto - ricorda però lo stesso Umberto – alla fine passa. 

Passano le gioie, passano i dolori e passano le passioni. 

Quel che rimane è l’intima consapevolezza di un “andare” in cui Umberto stesso dice di avere “tanto errato”, ma anche di essere “grazie a Dio” finalmente giunto “ad avere conoscenza della Verità sublime e santa della nostra Fede”. 

Resta anche la gratitudine a Dio, “Signore di tutte le cose”, per averlo condotto nella “Sua Via”. 

In una riflessione del 20 maggio 1962, Umberto così riassume il suo percorso, il suo sentire: “Nonostante i guai, le miserie e le molteplici umiliazioni umane, che si devono attribuire solo alla mia ignoranza, agli errori e ai peccati commessi, non mi resta oggi che raccomandarmi, con tutta la fede che scaturisce dal mio cuore, alla Sua infinita misericordia, affinché mi assista, fino all’ultimo momento di questa vita ormai prossima a concludersi”.

Parole che entrano dentro il cuore del lettore, lo stimolano a proseguire nella lettura di un’opera in cui, al fianco del protagonista, compaiono tanti protagonisti. La moglie Rosa in primo luogo e tutti i membri della famiglia Savi. Anche quelli che hanno segnato in modo dolorosissimo la vita del protagonista. Come Lallo, l’amato fratello perso quando Umberto aveva solo 7 anni. Una tragedia che l’autore del libro ricorda con parole di una delicatezza estrema, commuoventi: “Te lo portarono via, il tuo fratellino. E tu aspettavi in giardino. Nemmeno il penetrante profumo resinoso dei tageti, o le more di gelso che ti furono offerte, poterono consolarti, mentre i grandi erano tutti in casa attorno a piccolo sofferente. Poi la zia Caterina, uscita di casa, ti portò con sé a raccogliere fiori. Ti disse che Lallo era entrato in paradiso”.

Un dolore immenso per il piccolo Umberto e l’inizio della sua “lunga notte polare”, il cui freddo è interrotto da un episodio occorsogli quando era bambino. Una vicenda che ne segnerà la vita. Julio ricorda che un giorno il padre si sentì chiamare da una voce. Accadde in una tarda mattina, nella Piazza Umberto I. Non c’era traccia di edifici intorno a lui. C’era solo il sole, che stava sorgendo all’orizzonte. “Tu – ricorda Julio nel libro – lo guardasti come ipnotizzato e nell’astro diurno ti apparve qualcosa che poi plasmò la tua intera esistenza. Non fu ciò che vedesti o che ti fu detto, ma la sensazione che quell’esperienza visiva e auditiva incise per sempre nel tuo cuore. La sua sfera abbagliante venne verso di te e nel suo fulgore scorgesti la mamma, Marco e Lallo, tutto vestito in una tunica bianca che ti salutava, e Gesù radioso, anche Lui, in tunica bianca, Che teneva tuo fratello per mano e ti sorrideva…”. 

Un’esperienza di gioia profonda. “Un’estasi scevra dalle ombre della sapienza umana e di qualsiasi fantasia acquisita attraverso letture dei misteri dell’anima”, come la definisce nel maggio 1961 lo stesso protagonista, nella certezza di avere visto “nel fulgore del sole nascente… la realtà sublime nascosta in noi”.  

Un’esperienza che annida e accende la scintilla della ricerca nel cuore allora inconsapevole di Umberto, spinto per tutta la vita terrena da una sete di conoscenza che verrà appagata solo quando giungerà “al fido porto” di Bahá’u’lláh. 

La storia di Umberto Savi, che il figlio Julio traccia con encomiabile bellezza, tenerezza e rispetto, è la storia dell’incessante rapporto che l’anima ha con il suo Creatore, fin dal momento in cui Dio l’affida a una famiglia affinché possa imparare a conoscerLo e adorarLo. Fra tutte le accattivanti sirene del mondo.

E questo ha fatto il protagonista dell’opera appagando la sua sete di conoscenza attraverso la filosofia, la poesia, la letteratura, le tecniche di meditazione estatica e i testi sacri di tutte le religioni del passato. 

Umberto spenderà quaranta lunghi anni sulla via della ricerca del “mistero della vita”. Un percorso che il figlio Julio ricostruisce attraverso le sue annotazioni, gli appunti sui taccuini e le lettere da lui inviate. 

Ne viene fuori un libro appassionante, in cui ognuno di noi si può ritrovare. 

Un’opera ricchissima di riferimenti letterari e spirituali e scritta con una prosa pulita, lineare, sentita e a tratti commuovente. In molti, fra gli amici della comunità che hanno vissuto in Eritrea e in Eritrea hanno conosciuto la Fede, ritroveranno tra le pagine de “Nel fulgore del sole nascente”, episodi e atmosfere che appartengo loro. 

Il libro regala passaggi di una bellezza indicibile. Non solo legati all’esperienza intima, spirituale di Umberto Savi, ma anche all’atmosfera che Julio restituisce di alcuni momenti della vita del padre, unita in maniera indissolubile a una terra che “Nel fulgore del sole nascente” omaggia nel colore della prima di copertina, scegliendo di riprodurre la tonalità di rosso del terreno del cimitero italiano in cui Umberto riposa. In Asmara. Una tonalità, spiega l’autore del libro, che ricorda “la suggestiva luce radente dei tardi pomeriggi asmarini, quando il sole fa nuovamente capolino in tutto il suo fulgore fra le nubi, dopo qualche ora di pioggia salutare”.

Nella foto, la macchina da scrivere di Umberto