libro bahá'í Opinioni bahá'í 2019 estate
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Opinioni bahá'í 2019 estate

Etica, Scienza e Religione di Marco Bresci
Dalla Società delle nazioni ad un Nuovo ordine Mondiale di Rebecca Scorcelletti
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“L’ordine, alla lunga, si dispone spontaneamente attorno alle cose”. Così si concludeva il capolavoro di un diciottenne Raymond Radiguez, il romanzo “Il diavolo in corpo” del 1921. L’ordine di Radiguez è una sorta di saggezza catartica e finale che gli eventi manifestano nonostante il disordine di un destino imperscrutabile li getti alla rinfusa, come i bastoncini di un famoso gioco di abilità manuale; in definitiva sembra essere un deus ex machina che agisce con i suoi tempi, indipendente dalla volontà e dalle capacità dell’uomo: un ordine che non arriva a sanare il disordine, ma che fatalmente gli sopravvive. Di ordine interiore ed esteriore l’uomo discetta da secoli, sovente indagandone l’essenza, più spesso ancora lamentandone l’assenza. Nell’età contemporanea, l’entità dei problemi con cui ha a che fare spinge con forza l’uomo a dubitare che l’ordine possa essere espressione delle più alte capacità della razza umana e a paventare scenari catastrofici come unica, catartica possibilità di rinascita. Non siamo lontani dal contemplare il medesimo ordine profetizzato dal nostro autore non come speranza, ma come ultimo lascito e testimonianza dell’impotenza umana contro i suoi stessi errori. A problemi storicamente conosciuti come quelli economici e di ordine sociale, si aggiungono infatti emergenze planetarie del tutto nuove nella loro entità, come quella ambientale o quella alimentare conseguente all’aumento della popolazione mondiale. L’articolo di Marco Bresci Etica, Scienza e Religione, ci introduce a queste ultime e si serve, in particolare, delle più recenti posizioni di alcuni esponenti della comunità scientifica internazionale per presentare la possibilità di un connubio fra scienza ed etica come metodologia escatologica. Un sempre maggior numero di studiosi ammette l’impotenza del solo pensiero scientifico nella risoluzione delle cosiddette emergenze planetarie, ovvero di quei problemi che minacciano non solo la pace ma la vita stessa dell’uomo sulla terra ed invoca una trasformazione etica e spirituale come unica e forse ultima possibilità per cambiare il nostro destino. E’ indispensabile un nuovo rapporto di collaborazione fra scienza, etica e pensiero religioso per realizzare questa trasformazione. L’articolo di Marco Bresci analizza questo possibile rapporto alla luce dell’opinione bahà’ì. Nel secondo articolo, Dalla Società delle Nazioni ad un nuovo Ordine Mondiale, l’autrice Rebecca Scorcelletti prende invece le mosse dal centenario della nascita della prima istituzione sovranazionale ricorso a gennaio di quest’anno. Il XX secolo, spettatore degli effetti devastanti dei conflitti globali, ha visto l’umanità cominciare ad interrogarsi sulla possibilità che anche la tutela della pace e dello sviluppo sostenibile potessero diventare oggetto di una gestione globale. I tentativi affidati alla Società delle Nazioni prima e all’Organizzazione delle Nazioni Unite poi, mostrano quanto questa ipotesi sia avvertita come imprescindibile e allo stesso tempo difficile da concretizzare. In questo caso è l’ambito istituzionale e politico a rivelare le debolezze di un sistema affidato unicamente a logiche di profitto ed equilibri di potere, capace di immaginare un ordine mondiale al servizio dell’umanità ma incapace di considerare come cogenti i valori spirituali a cui un tale ordine dovrebbe ispirarsi. L’articolo presenta una breve analisi della risposta bahà’ì al problema quanto mai attuale del raggiungimento di una stabile convivenza pacifica sul nostro pianeta, introducendo i valori spirituali comuni a tutte le esperienze religiose come principi fondanti di ogni futura istituzione sovranazionale. Chiude questo numero la consueta rubrica tenuta da Elena Codeluppi e dedicata agli eventi. L’autrice ci parla di un evento co-organizzato dalla Bahà’ì International Community, dal Parlamento Europeo e dall’Università di Groningen nell’ambito del dialogo fra il Parlamento Europeo stesso e le organizzazioni religiose e filosofiche. Così come il laicismo di una scienza chiamata a trovare risposte ad emergenze globali, anche il laicismo di istituzioni nate per fronteggiare sfide sociali inedite può e deve evolversi da atteggiamento divisivo a capacità di confrontarsi in modo aperto con tutti i sistemi religiosi presenti sulla terra, senza tema di perdere in concretezza, indipendenza e rappresentatività. D’altra parte, il superamento degli antagonismi religiosi ha anch’esso una responsabilità non più trascurabile nell’incoraggiare la comunità scientifica, il mondo politico e quello economico a confrontarsi col pensiero religioso nella comune aspirazione a soluzioni durature rispetto alle numerose, urgenti e angoscianti problematiche attuali. Il tempo stringe, pare dirci la percezione generale, ma ci sono concrete possibilità ancora troppo poco valutate per scegliere come giungere alla maturità del genere umano. Per parafrasare il messaggio con cui abbiamo aperto questo editoriale in un senso decisamente più spirituale ed ottimistico, lavoriamo assieme nella consapevolezza che “la pace non solo è possibile, è inevitabile”. Buona lettura. La Redazione di Opinioni Bahà’ì
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