libro bahá'í Opinioni bahá'í 2018 estate
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Opinioni bahá'í 2018 estate

Luci Occidentali. Contributi dell'occidente contemporaneo alla futura civiltà mondiale di Alessandro Bosi
La futura unità dei popoli. Proposte bahá'í. di Julio Savi
Progetti di sviluppo sociale di Chiara Perboni
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Come ogni anno si è svolto il Convegno dell’Associazione Studi bahá’í nell’accogliente Rimini. Il titolo del Convegno “Innovazioni per il futuro – L’eredità da salvare e il domani da costruire” un titolo evocativo e carico di temi da affrontare ha incoraggiato uno scambio vivace tra gli oratori e i partecipanti. Il convegno si è aperto con la presentazione di Faezeh Mardani e Julio Savi della figura di Ṭahirih, una poetessa rivoluzionaria del primo Ottocento persiano. L’uno ne ha raccontato la biografia, inserendola nel contesto storico sociale e religioso del tempo, l’altra ne ha illustrato la poetica. Ṭahirih, uno dei suoi titoli, vuol dire la Pura, è il nome con cui è ormai universalmente conosciuta. Fu una dei primi discepoli del Báb, le Lettere del Vivente, Manifestazione di Dio e Araldo di Bahá’u’lláh. La sua vita era conosciuta anche in Occidente tanto che furono scritte su di lei opere teatrali, la più nota interpretata dalla famosa attrice Sarah Bernardt. Ha scritto opere teologiche e poetiche, e come ha sottolineato uno storico occidentale, la sua comparsa in una terra arretrata come era l’Iran del XIX secolo era da considerarsi un miracolo, dato che le donne erano considerate meno di niente. Il suo consapevole gesto, di scoprire il viso durante un’adunanza, in presenza di uomini non appartenenti alla stretta cerchia familiare, fu così dirompente e di rottura che segnò inevitabilmente il suo destino. In quanto appassionata seguace del Báb fu martirizzata, strangolata e gettata in un pozzo e infine ricoperta di pietre ma i suoi scritti e le sue poesie sono ancora oggi fonte di ispirazione per migliaia di donne in tutto il mondo. Il resoconto di questo ampio studio sulla figura di Ṭahirih sarà pubblicato nei prossimi numeri della Rivista. Il Convegno è proseguito con l’intervento di Alessandro Bosi, di cui potete trovare l’articolo in questo numero, docente di sociologia all’università di Parma; il titolo del suo intervento “Luci occidentali. Contributi dell’Occidente alla futura civiltà mondiale”. Nel suo discorso Bosi traccia un profilo dei tanti giovani che andavano in Oriente e tornavano indietro riportando una nuova spiritualità, parla del mondo che si è aperto dopo la caduta del Muro di Berlino e le successive migrazioni est-ovest e quelle attuali dall’Africa e dall’Asia, che fanno sì che ormai tanta parte dell’Oriente è qui e viceversa. Ma quando si parla di immigrazione si pone il problema dell’accoglienza e ci si deve porre il dilemma, integrazione o interazione? Dobbiamo a tutti i costi integrare chi arriva e ha usi e costumi e religione diversa, o interagire con questi nuovi cittadini cercando di costruire un futuro comune? L’intervento complementare è affidato a Julio Savi che offre un punto di vista su come l’umanità si dibatte da sempre tra il desiderio di conservare l’esistente, perché sicuro, e quello invece di cambiare. Nella Fede bahá’í c’è la possibilità di un cambiamento: attingendo agli insegnamenti di Bahá’u’lláh ciascuno individuo è in grado di cogliere le similitudini con le religioni del passato e scoprire i principi innovatori che la caratterizzano. L’articolo di Julio Savi è incluso in questo numero che raccoglie gli Atti del Convegno. Nella penultima sessione Hakim Dall’O e Giansecondo Mazzoli riflettono sul tema: “Noi e le scritture, parole che cambiano i cuori”. Dall’O parte dalla parabola evangelica del seminatore di grano per spiegare come i semi sono la parola divina e attecchiscono sul terreno fertile che è il cuore degli uomini. Mazzoli spiega quale effetto hanno le parole divine sugli individui, quali sono le modalità con cui queste interagiscono con noi. Le Scritture hanno il potere di trasformarci, ma solo se noi non opponiamo resistenza. Una persona narcisistica può usare le Scritture per aumentare il proprio potere, mentre chi si mette in posizione di accoglierle può beneficiare del loro potere trasformatore. L’ultima sessione del Convegno ha visto la presentazione di tre progetti sociali di ispirazione bahá’í: Shida Galletti ha presentato il Tahirih Justice Center; Shady Anayati l’Institute Studies of Global Prosperity (ISGP) e Chiara Perboni l’Associazione di Promozione Sociale Gianni Ballerio. Il primo è un istituto che ispirandosi al principio bahá’í della parità di diritti tra l’uomo e la donna si occupa delle violenze, di varia natura, perpetrate sulle donne negli Stati Uniti. Il secondo è un progetto del Centro Mondiale Bahá’í con ha lo scopo di formare studenti universitari o già laureati, ad affrontare temi sociali nel loro campo di studi o di lavoro offrendo il contributo dei principi bahá’í. Il terzo è un’agenzia che sostiene piccoli o grandi progetti educativi e sociali ispirati ai principi bahá’í, come la convivenza interreligiosa, la mondialità, l’eliminazione dei pregiudizi, ecc... I progetti sono prevalentemente italiani e locali ma arrivano anche fino al Ruanda, al Congo, al Togo e al Pakistan, ovunque ci sia un socio dell’associazione che voglia organizzare qualche evento sociale da solo o in collaborazione con altre associazioni con scopi simili. A questo punto auguriamo a tutti voi una buona lettura e ci auguriamo di vedervi tutti il prossimo anno al Convegno dell’Associazione Studi Bahá’í “Alessandro Bausani” a Rimini!
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