Spiritualità e psicoterapia differenze e integrazioni nella ricerca di senso di Giansecondo Mazzoli Provvidenza e spiritualità negli scritti di manzoni. Un'analisi alla luce della visione bahá'í di Duccio Penna Rubrica Talenti di Elena Codeluppi
Il cambiamento è un processo difficile ma inevitabile. Durante l’arco dell’esistenza di ogni singolo essere avvengono dei cambiamenti dovuti a fattori fisici, quali la crescita, o a fattori psicologici quali le esperienze, e tutti questi cambiamenti costituiscono la vita. L’epoca nella quale viviamo è diventata assai complessa e spesso gli strumenti cognitivi che possediamo non sono sufficienti a guidarci nei meandri delle scelte e delle opportunità che si presentano. ‘Abdu’l-Bahá in un Suo scritto afferma: «Oggi il più urgente fra tutti i compiti è la purificazione del carattere, la riforma della morale, la correzione della condotta.» indicando così almeno tre strade da percorrere. Nella confusa situazione geo politica nella quale si trova oggi invischiata l’umanità fra aneliti di progresso e remore legate alla conservazione dello status-quo, molti milioni di esseri stanno soffrendo pene indicibili e sembrerebbe che la via per uscirne non solo sia lunga e irta di pericoli ma, cosa peggiore, non ancora identificata. In un suo scritto del 1985 intitolato La Promessa della Pace Mondiale, la Casa Universale di Giustizia, il massimo Consiglio internazionale bahá’í, disse che una volta svelate le falsità del fascismo e del comunismo, l’umanità sarebbe stata preda del liberismo più sfrenato e che era necessario uno sforzo collettivo per resistere a questa forza distruttiva per raggiungere la meta dell’umanità per quest’era, cioè il riconoscimento della sua fondamentale unità. Il liberismo considera gli esseri umani in funzione economica e li considera soprattutto per la loro capacità di consumatori. In quest’ottica poco importano le necessità morali o affettive delle persone, poco importa la vivibilità dell’ambiente e dell’aria che respirano finché possiamo sfruttare le potenzialità energetiche del pianeta, anche se ciò comporta guerre e distruzioni, poco importa la dissoluzione degli istituti di convivenza più antichi dell’umanità, come per esempio, la famiglia, purché si produca e si consumi. È necessario pertanto, compiere uno sforzo collettivo che induca il cambiamento. Come si potrebbe porre in pratica l’esortazione di ‘Abdu’l-Bahá citata all’inizio di questo breve editoriale? A questo proposito la comunità bahá’í, attraverso le sue istituzioni, ha individuato tre campi d’azione fondamentale: le donne e gli uomini, le comunità che loro formano e le istituzioni realizzate. Appare subito evidente che alla base ci sono gli individui che si trovano in diverse fasi della loro vita. Purificare il cuore, esorta ‘Abdu’l-Bahá: ma come e quando cominciare. L’età in cui si è più duttili e plasmabili, com’è noto, e l’infanzia e a questo proposito, ormai in tutto il mondo è iniziato un processo di formazione spirituale che coinvolge i bambini. Sono stati studiati da appositi istituti di formazione, programmi particolari tendenti a far nascere in loro una visione spirituale e non materiale della vita aperti a tutti coloro che sentano l’esigenza di un diverso processo di crescita. Anche i giovanissimi, non più considerati «nell’età critica» bensì risorse per tutto il genere umano, sono coinvolti in attività di valorizzazione spirituale tesa a forgiare una generazione che veda le azioni del proprio futuro quali atti di servizio agli altri perché, come scrive la Casa Universale di Giustizia: «la trasformazione che deve avvenire nel funzionamento della società dipenderà certamente in gran parte dall’efficacia del modo in cui i giovani si preparano per il mondo che erediteranno.» Anche gli adulti sono incoraggiati con adeguati momenti formativi a sostenere conversazioni rilevanti che si distinguano dal vano blaterare dell’intrattenimento sociale e collettivo per affrontare temi che esplorino la natura dell’uomo, le sue relazioni, lo scopo dell’esistenza e il giusto funzionamento dei rapporti politici ed economici. La riflessione sulla propria vita e sulle azioni che la caratterizzano porterà a una riconsiderazione di valori morali oggi oscurati da forze distruttive quali l’opportunismo, il fanatismo religioso, un’economia di sperpero che relega in un angolo la cura del pianeta che ci trasporta tutti attraverso l’universo. Uomini nuovi che non hanno avuto paura di affrontare il cambiamento e la fatica che esso comporta, svilupperanno quindi comunità intese nel senso più lato possibile per le condivisioni culturali, politiche e religiose e dove i problemi saranno affrontati per essere risolti. Le città saranno luoghi di un vivere civile, i vicinati improntati alla solidarietà e non al sospetto e alla sfiducia reciproci e le aree rurali, con i loro abitanti, non saranno più spazi di emarginazione e povertà diffusa bensì aree pienamente partecipanti al processo evolutivo collettivo della convivenza. Comunità vibranti, insomma, nelle quali ci troveremo tutti «sulla via del servizio» certamente su posizioni diverse perché la diversità è fonte di ricchezza morale ma, comunque, animati dalla stessa visione di crescita. Opinioni bahá’í, presenta, in questo numero, due articoli che affrontano, anche se con sfumature diverse il tema del cambiamento.
L’articolo di Giansecondo Mazzoli affronta il tema della relazione fra la psicologia e la spiritualità inducendo a riflessioni che indicano come la via della maturazione individuale e del cambiamento implichi necessariamente un’evoluzione da schemi conflittuali a comportamenti di crescita, mettendo al centro la natura molteplice ma unitaria dell’essere umano e la necessità di favorire un benessere psichico e spirituale per potersi relazionare con gli altri.
L’amico Duccio Penna compie un’analisi dei temi manzoniani contenuti ne I Promessi Sposi per evidenziarne i contenuti spirituali alla luce degli insegnamenti bahá’í. Il romanzo, uno dei capisaldi della letteratura italiana dell’Ottocento e non solo, è la storia del cambiamento attraverso la battaglia contro le avversità provocate da volontà egoistiche che, a loro volta, si rigenerano per l’opera della divina Provvidenza. I protagonisti passano attraverso prove e una catarsi finale rappresentata dall’epidemia di peste nella Milano del primo Seicento, per uscirne rinnovati nella percezione dei valori e nel senso di fratellanza umana derivata dalla sofferenza.
La rubrica Talenti offre un breve omaggio ad una scrittrice bahá’í, di fama internazionale, che ispirata dalla storia di alcune Figure di rilievo della Fede bahá’í le ha trasposte in letteratura con uno stile narrativo innovativo e ispirante, Bahiyyih Nakhjavani.
La Redazione non può concludere questo editoriale senza ricordare con affetto e gratitudine, il carissimo amico Giovanni Pappalettera trapassato al Regno di Ábhá (dello spirito) il 21 dicembre 2016 nell’isola di Malta dove viveva da molti anni. Giovanni era il secondo di cinque figli di una feconda famiglia barese e riconobbe la Fede bahá’í nei primi anni ’60. Nel 1967 fu eletto membro dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia dalla quale si dimise lo stesso anno per andare con la moglie Leyla, a divulgare la Fede bahá’í in Libia e iniziare entrambi, con questo gesto, una vita dedicata alla diffusione dei principi di Bahá’u’lláh. A giugno del 1977 con la nascita della Rivista Opinioni bahá'í rivolta al pubblico, Giovanni divenne, per i suoi meriti culturali, un valido membro del comitato redazionale. In seguito fu nominato Direttore responsabile; un ruolo che svolse egregiamente sino a marzo 1990 contribuendo così, alla maggior diffusione della rivista stessa e al suo miglioramento dei contenuti. A lui va tutta la riconoscenza e l’affetto della Redazione e dei lettori della Rivista.
Grazie Giovanni!
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