Religione: dialogo o conflitto? di Patrizio Pappalardo La polevere ottenebrante di tutta la sapienza acquisita di Gian Paolo Soddu Rubrica Talenti di Elena Codeluppi
L’anno appena concluso è stato caratterizzato da sfide e prove che i popoli di tutto il mondo hanno dovuto affrontare e da conquiste che li hanno portati verso un lento e graduale cambiamento di mentalità e prospettiva. Gli eventi sono spesso improvvisi e scioccanti ma i processi che si attivano e le conseguenze che ne derivano sono progressivi e spesso imprevedibili. Sicuramente l’umanità sta vivendo un periodo di fermenti e cambiamenti estremamente accelerati rispetto alla sua storia millenaria e questo genera un diffuso senso di instabilità, preoccupazione e caos. Gli orientamenti ideologici e comportamentali sono estremizzati e contrapposti e il conflitto identitario e culturale che ne deriva porta alla disunità e alla chiusura verso la diversità. Contemporaneamente, però, le forze unificatrici, economiche, sociali, di mobilità territoriale, di pensiero, spingono i singoli individui a considerarsi cittadini del mondo e a vedere la Terra come ad un unico paese dove tutti sono inevitabilmente collegati e interdipendenti. Probabilmente questo ci fa pensare e prevedere che come affermava Bahá’u’lláh a fine Ottocento «Presto il presente ordine sarà chiuso e uno nuovo sarà dispiegato in sua vece».
L’Oriente e l’Occidente, da sempre agli antipodi geografici e culturali, oramai sono totalmente mischiati se pur con equilibri precari e differenti ed entrambe stanno ricostruendo nuove identità, in particolare l’Europa e il Medio Oriente. Durante il corso di quest’anno i fenomeni di migrazione e gli eventi di stampo terroristico hanno costretto l’Europa a interessarsi della grave situazione che caratterizza le nazioni e i popoli del Medio Oriente e alle conseguenze che potrebbero scaturire da un tale stato di caos e terrore. I giovani di diversi paesi sono chiamati, o a volte costretti, a prendere parte a gruppi organizzati di matrice estremista per sovvertire lo stato delle cose o per conquistare altre nazioni e sono manipolati da forze politiche ed economiche che hanno unicamente mire di potere e dominio. Abbindolati da ideali apparentemente nobili si attivano per cambiare la propria condizione e quella dei loro vicini per poter realizzare un futuro migliore, liberi da condizionamenti esterni e in contrapposizione con una visione della vita “immorale” e capitalista che contamina tutto il mondo. Allo stesso tempo altri giovani, e non solo, cercano un presente e un futuro migliori in altre terre e rischiano la loro stessa vita per poter raggiungere tale cambiamento.
In tutto questo le ideologie vestite con il sacro abbigliamento della religione operano in piena libertà e con mezzi estremamente potenti, probabilmente con la motivazione più convincente che l’essere umano possa mai sperimentare e attivare. Esasperando e alimentando la leva dei pregiudizi si separano i gruppi etnici e sociali e si inducono le persone a pensare per stereotipi e paura dell’altro. Si rafforza l’eterno concetto del “noi” e “loro” che in un processo aggregativo come quello che l’umanità sta vivendo è l’ultima resistenza da abbattere.
In questa ottica ha inizio un nuovo anno per Opinioni bahá’í (secondo il calendario bahá’í da primavera) caratterizzato dai ponti presenti in tutte le copertine, quale specifico simbolo di contatto e collegamento tra sponde distanti e differenti, di pensiero, religione, cultura, e in piena contrapposizione con l’innalzamento di muri che si oppongono al glorioso destino di unità dei popoli.
Due sono i concetti chiave che la Redazione vuole portare alla riflessione dei lettori: il ruolo della religione nella società contemporanea quale elemento di sviluppo individuale e collettivo e l’eliminazione dei pregiudizi, di qualunque sorta, dal pensiero umano. Gli autori offrono degli approfondimenti sul passato e sulle conseguenze prodotte oggi dalle azioni degli uomini e sulle possibilità che il futuro potrebbe riservarci.
Possiamo oggigiorno credere che la religione non nutra i conflitti bensì possa essere aggregante mantenendo le diversità? È realistico concepire il messaggio religioso quale unico nella sua essenza pur connotato nella diversità delle Fedi esistenti?
Queste sono le domande che molti di noi oggi si pongono e alle quali Patrizio Pappalardo cerca di dare risposta, avvalendosi degli scritti bahá’í ed elaborando una visione del contesto contemporaneo.
La “polvere” che offusca la nostra visuale quando guardiamo da lontano gli “altri” può essere eliminata se si costruisce un ponte che rende possibile l’incontro, così il retaggio millenario del pregiudizio può essere sradicato e l’essere umano può sentirsi finalmente libero di vedere con i propri occhi e non con gli occhi di qualcun altro e di giudicare la realtà avvicinandosi con uno sguardo puro.
Gian Paolo Soddu espone uno studio che affronta in prima istanza il tema del “pregiudizio” per poi addentrarsi nella possibilità di costruire società che vivano l’unità nel mantenimento delle diversità. In questo numero è proposta la prima parte del suo lavoro mentre la seconda parte sarà pubblicata nei prossimi numeri di quest’anno.
Entrambi gli autori offrono delle riflessioni urgenti che tutti noi dovremmo porci per poter leggere adeguatamente gli eventi del presente e poter costruire un futuro florido e prosperoso dove le persone possano mescolarsi tra loro e vivere ovunque lo desiderino, costruendo una “civiltà in continuo progresso”.
Come ogni anno la Rivista si avvale del contributo della rubrica, nuovamente a cura di Elena Codeluppi, presentando dei Talenti che grazie alla loro arte hanno arricchito e rallegrato la vita di molte persone, lasciando un segno della loro presenza nella storia dell’umanità. Questi Talenti hanno messo a frutto la loro natura spirituale e l’ispirazione tratta dai principi della Fede esprimendosi in diverse forme d’arte ma con un unico linguaggio, quello della creatività.
Buona lettura!
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Religione: dialogo o conflitto? di Patrizio Pappalardo La polevere ottenebrante di tutta la sapienza acquisita di Gian Paolo Soddu Rubrica Talenti di Elena Codeluppi