libro bahá'í Opinioni bahá'í 2015 estate
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Opinioni bahá'í 2015 estate

La lettera di baha'u'llah a Napoleone III: una lettura dei contenuti sullo sfondo socio-culturale della seconda metà dell'ottocento di Giansecondo Mazzoli
L'estasi dell'amore mistico: una poesia di Baha'u'llah di Julio Savi e Faezeh Mardani
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In questo numero si rinnova la tradizione di presentare gli Atti del Convegno dell’Associazione per gli studi bahá’í «Alessandro Bausani» del 2014 sul tema «Politica e religione: la Tavola di Bahá’u’lláh a Napoleone III», ai lettori della rivista Opinioni bahá’í e ai suoi associati. Lo scopo del Convegno era quello di capire quale influenza abbia avuto la religione sulla politica nel corso della storia e in particolare nella seconda metà dell'Ottocento. È in questo periodo infatti che Bahá’u’lláh (1917-1892) – fondatore delle fede bahá’í - scrive ai Re e Governanti della Terra con l’obiettivo, come ricorda Giansecondo Mazzoli nel suo articolo contenuto in questo numero, di «annunciare loro il Suo Messaggio, di far luce sulla Sua figura di Fondatore di una nuova Religione, manifestata non per Sua volontà, ma per Volontà del Creatore. In ciascuna Lettera presentò con chiarezza il Suo rango spiegando la sostanziale unità di tutte le Religioni del passato apparse nel mondo in progressione per educare l’uomo secondo la Volontà di Dio. In modo autorevole si rivolse a ogni Regnante ricordandogli l’alta responsabilità che il Creatore aveva posto sulle sue spalle. A ognuno indicò sia gli errori che avevano commesso sia la direzione da seguire per superarli e diventare artefici di benessere per i popoli loro affidati. Descrisse, dando specifiche indicazioni, la strada per superare gli antagonismi tra le nazioni e le razze e per diffondere lo spirito di concordia e di fratellanza tra i popoli. In nome di un elevato criterio di giustizia indicò, nello sviluppo di un rapporto più maturo con la spiritualità e con la trascendenza, la via maestra del benessere e della prosperità». L’articolo di Mazzoli presenta una sintesi dei concetti espressi dal relatore durante il Convegno e descrive quelle che furono le motivazioni che spinsero Bahá’u’lláh a inviare queste Lettere ai re e sovrani della Terra, soffermandosi in particolare su quella a Napoleone III, introducendo il contesto storico e le condizioni dei re e dei loro sudditi nella seconda metà dell’ottocento. Nella parte centrale dell’articolo, l’autore analizza il contenuto della Lettera alla luce di alcune tematiche: I contenuti di carattere teologico, i contenuti di carattere spirituale, di etica politica, gli orientamenti politici e le dimensioni profetiche. Interessanti, da un punto di vista contemporaneo sono alcune conclusioni proposte dall’autore circa l’attualità di questo testo – sebbene scritto più di 150 anni fa. Due sono le relazioni presentate al Convegno che purtroppo mancheranno nel presente numero: «Come la scienza politica può avvalersi della religione», di Guido Morisco, nel quale l’autore ha presentato alcune indicazioni e ammonimenti che Bahá’u’lláh ha dato ai regnanti del tempo circa la gestione di una nazione e come questi hanno influenzato la scienza politica odierna. «La tavola a Napoleone III secondo la visione di Shoghi Effendi», di Carlo Giordano, è uno studio della lettera a Napoleone III, presentato alla luce del testo “Il Giorno Promesso” di Shoghi Effendi. Nella speranza di poter pubblicare gli articoli mancanti in futuro, il Direttivo dell’associazione ha il piacere di presentare in questo numero, insieme all’articolo di Mazzoli, uno studio di un’edizione precedente del convegno dell’associazione Studi bahá’í elaborato da Julio Savi e Faezeh Mardani, «L’estasi dell’amore mistico: una poesia di Bahá’u’lláh». Questo articolo non è stato pubblicato a suo tempo negli atti del convegno “Ribellione e crescita: il ruolo della religione nella società”, quindi è un prezioso inedito che arricchirà questo numero della Rivista offrendo ai lettori la traduzione e il commento di una poesia di Bahá’u’lláh. Come gli autori dell’articolo ci ricordano: «…nei due anni in cui visse in isolamento nel Kurdistan [1854-1856], Bahá’u’lláh compose diverse poesie, nelle quali dette voce alle profonde emozioni suscitate nel Suo grande cuore dalle esperienze mistiche che aveva avuto mentre Si trovava nel Síyáh-Chál di Teheran. Una di queste poesie, Mast-and bulbulán zi naghmiy-i-yá Húy-i-ú, S’inebriano gli usignoli del suono del Suo estasiante Grido, è il tema dell’articolo, che è un tentativo di spiegare le metafore e le immagini che ornano questo gioiello, alla luce di Scritti successivamente rivelati da Bahá’u’lláh e della tradizione letteraria persiana, nel cui stile questa poesia è stata composta». La poesia, tradotta per la prima volta in Italiano, analizza le caratteristiche poetiche del testo confrontandolo con la poesia classica persiana del tempo e si sofferma su alcuni aspetti che caratterizzano la poesia persiana. L’articolo prosegue poi con un’ analisi, distico per distico, introducendo concetti derivati dalla letteratura, la religione e la cultura a cui Bahá’u’lláh fa riferimento. Temi ricorrenti nella poesia sono l’amore, l’incontro, il rapimento d’estasi e la finale unione con il nostro Creatore. Significativi e ripetuti sono i riferimenti alla visione spirituale Sufi, una visione che Bahá’u’lláh utilizza in molte delle Sue poesie di quel periodo. Vi auguriamo una buona lettura.
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