libro bahá'í Opinioni bahá'í 2014 autunno
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Opinioni bahá'í 2014 autunno

Immigrazione: un segno dei tempi di Marco Bresci
Meditare con le energie femminili per guarire l'umanità di Luciano Mazzoni Benoni
Experience di Elena Codeluppi
Per ricordare Gian Cristoforo Casu
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In una situazione di transizione come quella che il mondo contemporaneo sta attraversando, emergono sempre più chiaramente gli ostacoli che impediscono al pensiero politico collettivo di generare una nuova visione di quello che potrebbe essere il futuro assetto di una società pluralista. Il liberismo, nato come teoria economica e sociale all’inizio del XIX secolo, è rimasto, con la caduta del comunismo nell’Unione sovietica e nei paesi dell’est europeo, l’unica corrente attiva di pensiero socio-economico e si esplica oggi attraverso il fenomeno definito «globalizzazione». Esso, specie dopo la seconda guerra mondiale e la rivoluzione tecnologica, ha consentito la diffusione di beni e servizi limitandone però l’accesso alle categorie sociali più avanzate diffuse fra i continenti, con la conseguenza di allargare il cuneo del benessere sociale. Le fasce più basse delle popolazioni ne sono rimaste, di fatto, escluse, subendo situazioni di arretratezza sociale, politica e d’indipendenza territoriale*. Anche la stessa volontà di esportare il concetto del modello occidentale di democrazia, ha trovato seri ostacoli nelle resistenze culturali e politiche delle popolazioni cui era indirizzato che già possedevano modelli organizzativi sociali diversi, generando così, conflitti e belligeranze che sembrano non avere mai fine e producendo costantemente nuovi fenomeni, alcuni particolarmente orribili**. Il mondo del lavoro ha subito un rimodellamento profondo. Si sono smantellate aree produttive (rilevante è in Italia, la crisi dell’industria delle acciaierie o quella delle piccole e medie imprese industriali e artigiane) creando le premesse per conflitti sociali ancora latenti e lo spostamento e la concentrazione della proprietà delle aziende in gruppi spesso molto distanti dalla realtà sociale originaria, ha fatto perdere il senso di appartenenza a un’impresa comune. Il lavoratore si è trovato così, in una condizione d’insicurezza che, unita agli elementi disgregatori della famiglia, genera spesso drammi psicologici, di delinquenza, dipendenza da droghe e violenza familiare. Le possibilità di consumi sempre crescenti non producono quella felicità auspicata nei patinati interventi pubblicitari in televisione o sulla stampa perché il messaggio di base è quello del consumo di beni e non dell’acquisizione di processi culturali formativi. Essi offrono, infatti, una visione libertaria del mondo fatta di uomini e donne liberi di avanzare socialmente, di rapporti con il partner sempre più disinibiti, di viaggi verso lidi felici e senza problemi e tanti altri. Si scontra però, con la dura realtà sociale, anche nella civilissima Europa, di famiglie sempre più strette nella morsa fiscale e del debito individuale, dell’insicurezza del singolo e della mancanza di una prospettiva per il futuro dei figli e delle generazioni più giovani. Ne sono esempio il sempre più diffuso utilizzo di rapporti di lavoro precari e l’emigrazione intellettuale verso aree geo-economiche con maggiori possibilità d’impiego. Questa situazione rende sempre più chiari anche gli obiettivi da raggiungere con una crescente determinazioni. Il divario fra gli estremi di ricchezza e povertà fra le nazioni del mondo e nell’ambito della stessa popolazione, deve essere colmato con diversi principi distributivi delle risorse. Il fittizio status di parità dei diritti fra uomo e donna, non ancora teoricamente raggiunto in buona parte delle nazioni, è inficiato da mentalità patriarcali e maschiliste e il lavoro, già precario, lo diviene ancora di più quando si riferisce all’assunzione di donne o all’imprenditorialità al femminile. Spesso le cause nascoste dei conflitti sono la proprietà e la volontà di controllare le risorse alimentari, acquifere, minerali e strategiche del pianeta, ma è ormai evidente che esse sono un bene collettivo di tutta l’umanità e che la soluzione dei conflitti risiede in questa svolta di pensiero. Anche l’incuria etica con la quale sono presentate e introdotte nella società importanti scoperte scientifiche e mediche, spesso applicate con una disinvoltura, lascia ferite e conflitti morali di vasta portata e deve trovare una via verso valori che tengano conto della natura spirituale della vita umana. Oggi si affaccia alla vita politica, una generazione di personaggi che sta soppiantando per energia e ragioni anagrafiche, quella che ha governato il mondo dall’inizio del boom economico a oggi, ma quali potrebbero essere gli elementi guida per la loro attività? Nella letteratura bahá’í su quest’argomento, troviamo molte indicazioni che potrebbero essere utili***. Fra le prime è «cuore indipendente», cioè la forza d’animo, il coraggio di smantellare la rete che soffoca le aspirazioni di una nazione verso una società più giusta ed equilibrata. Uno «spirito estasiato» che richiede il distacco dalla propria persona e dai propri interessi uscendo da competizioni volte a soddisfare le posizioni di preminenza acquisite con le elezioni e le clientele che da esse derivano. In terzo luogo, un «pensiero sereno», la capacità cioè di valutare situazioni e problemi oggettivamente e senza condizionamenti con la ricerca di soluzioni che effettivamente pongano a essi rimedio. Un’altra indicazione è di maturare un «proposito fermo», cioè la capacità di individuare obiettivi condivisi uniti a una più ampia visione del futuro del mondo che «getti le basi della prosperità della razza umana» per mezzo di un’unità strutturale che preveda organismi e istituzioni internazionali rappresentativi anche di tutte le minoranze possibili. L’articolo di Marco Bresci, ormai assiduo collaboratore di Opinioni bahá’í, è proprio rivolto a questi temi. La ricchezza dei dati forniti, l’analisi delle problematiche attuali e la presentazione delle loro conseguenze e di possibili soluzioni offrono al lettore un’ampia visione della via da intraprendere per la soluzione dei tanti problemi, alcuni dei quali indicati anche in questo editoriale. Un approccio differente su un tema altrettanto attuale vede il ritorno di un altro caro e costante collaboratore nonchè amico di Opinioni bahá’í, Luciano Mazzoni Benoni, che offre un’interessante lettura delle energie femminili presenti in ogni essere umano e dell’esigenza di armonizzare il maschile e il femminile presenti in ogni individuo, per poter vivere in spirito di vera unità come singoli e come collettività. La proposta di Mazzoni è quella di avere una visione universale e unitaria nella quale corpo e anima possano convivere come un unicum e non nell’eterna dualità e contrapposizione. In entrambi gli articoli proposti in questo numero ciò che emerge fortemente è il concetto di diversità in quanto ricchezza e l’esigenza impellente di ricercare e costruire l’unità nella diversità. Experience ci accompagna nel faticoso e sfidante mondo di una piccola ma storica Casa Editrice italiana *E’ interessante studiare la mappatura della distribuzione della ricchezza prodotta da Gini Coefficient World CIA Report 2009 Kurzon - Based on https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/fields/2172.html **Pasquale Ferrara (1958), Capo dell’Unità di Analisi e Programmazione del Ministero degli Esteri dal febbraio 2009, scrive su Treccani.it: Imporre la democrazia dall’esterno? Non produce gli effetti sperati, come ha dimostrato la politica estera di George W. Bush…La democrazia è soprattutto un fattore endogeno, che può avvenire o per concessione dall’alto (attraverso una democratizzazione guidata da una leadership politica convinta dell’apertura del sistema politico) oppure grazie a processi che vengono dal basso. Proprio quello che sta avvenendo in Africa settentrionale e nel mondo arabo. Queste richieste di democrazia devono essere accompagnate e sostenute dalla comunità internazionale, che deve però evitare di proporre dei modelli politici che sono adatti solo al mondo euro-atlantico, ma inapplicabili a contesti socio-culturali diversi. Per avere una democrazia, ci vuole la maturazione di una cultura politica nell’ambito di una società. E la storia, anche più antica, lo insegna. *** Vedere, a questo, proposito, Tavole del Piano Divino di ‘Abdu’l-Bahá. Scritte durante gli anni della Prima guerra mondiale, contengono numerose esortazioni e indicazioni sullo sviluppo di alte qualità morali in primo luogo rivolte agli insegnanti della Rivelazione divina ma che possono estese a tutti quelli che vogliono prendersi cura della società.
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