libro bahá'í Opinioni bahá'í 2014 estate
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Opinioni bahá'í 2014 estate

Riflessioni su giustizia e unità di Iscander Micael Tinto
Un contributo al dialogo interreligioso: la tavola di Manikchi Sahib di Patrizio Pappalardo
Experience di Elena Codeluppi
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20 Articoli

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Ricorre quest’anno il centesimo anniversario dello scoppio del primo grande conflitto mondiale. Gordon Brook-Shepard nel suo libro Il tramonto delle monarchie edito da Rizzoli nel 1989, analizza il precipitare degli eventi che portarono alla guerra dal punto di vista delle monarchie che, all’epoca, governavano in modo autocratico buona parte dell’Europa. Addirittura fa risalire l’origine delle crisi che provocarono il conflitto agli anni ’70 del 1800 costatando che «Il 1870, il punto di partenza tradizionale in ogni studio delle origini della grande guerra, è, grosso modo, l’anno medio». Ovviamente, le varie dinastie avevano sulle spalle percorsi storici diversi: alcune, come quella asburgica e la famiglia Savoia, risalivano al Medioevo e altre, come quelle balcaniche, erano assai più recenti. Si trovarono comunque tutte a gestire, spesso in maniera diretta, la crisi nata dall’attentato mortale di Sarajevo all’erede al trono austro-ungarico. Gli eventi precipitarono, quasi con un effetto domino, incontrollati e spesso contro la volontà dei vari monarchi coinvolti, facendo scoppiare un conflitto ancora oggi conosciuto come la Grande Guerra. Al suo termine erano spariti ben tre imperi dalle carte geografiche d’Europa ed erano stati gettati i semi per un periodo storico ancora più turbolento. C’erano stati anche, citando l’enciclopedia Wikipedia «tra militari e civili, …tra 15 milioni e più di 17 milioni di morti, con le stime più alte che arrivano fino a 65 milioni di morti includendo nel computo anche le vittime mondiali della influenza spagnola del 1918-1919. Il totale delle perdite causate dal conflitto si può stimare a più di 37 milioni, contando più di 16 milioni di morti e più di 20 milioni di feriti e mutilati, sia militari che civili, cifra che fa della "Grande Guerra" uno dei più sanguinosi conflitti della storia umana». I vari monumenti al milite ignoto sparsi in Europa e gli innumerevoli sacrari dedicati alle vittime di guerra sono un perenne memento della follia umana. Questo editoriale e gli articoli di questo numero, non si vogliono comunque soffermare su queste vicende, bensì indicare come negli Scritti bahá’í si trovino spunti di riflessione risalenti alla metà degli anni ’60 del XIX secolo in missive inviate dal Fondatore, Bahá’u’lláh (1817-1892), ai vari capi di governo e di stato dell’epoca. Temi quali l’unità, la pace internazionale, il benessere dei popoli, la condizione femminile, l’arroganza della vita politica assolutistica, sono al centro di queste Epistole come l’appello a trovare una soluzione pacifica dei conflitti che la non osservanza di questi temi avrebbe generato e le cui conseguenze sarebbero state di particolare gravità per l’intera razza umana oltre che a far precipitare nell’oblio le case regnanti che le provocarono. ‘Abdu’l-Bahá (1844-1921), che Si trovò a guidare la comunità bahá’í dal 1892 al 1921, in una serie di discorsi pubblici che tenne durante alcuni viaggi compiuti in Europa e negli Stati Uniti d’America intorno al 1910-1912, sollevò spesso il problema degli arsenali che crescevano a dismisura davanti a un pubblico che non presagiva certamente la catastrofe imminente esortandolo a porre in atto le soluzioni che lo avrebbero evitato. Egli stesso, in Terra Santa, adottò misure che avrebbero alleviato le sofferenze della popolazione civile delle aree circostanti le città di Haifa e Akká ricevendo poi, nel 1921, un’onorificenza dell’impero inglese. I temi trattati nei due articoli di questo numero sono proprio quelli dell’unità e della giustizia che furono fra i leitmotiv delle lettere di Bahá’u’lláh e dei discorsi di ‘Abdu’l-Bahá. Il primo, di Iscander Tinto, ci introduce proprio a una diretta analisi degli Scritti bahá’í parlando non solo di giustizia e di unità, ma anche dei processi, oggi attivi nel mondo, e che sono scaturiti proprio da quella guerra di cui, in quest’anno, ricorre il centenario. Saremo accompagnati quindi a esplorare il mondo del pensiero bahá’í per trovare spunti e idee applicabili alla complessa vita della società odierna. Il secondo articolo è di Patrizio Pappalardo che ha già contribuito alla ricchezza della rivista con altri articoli. Questa volta scriverà sul tema del dialogo interreligioso partendo dall’esame di un’Epistola, o Tavola come nell’accezione bahá’í del termine, indirizzata da Bahá’u’lláh a un erudito di fede zoroastriana. Il tema dell’unità del genere umano è quindi ripreso insieme agli insegnamenti di carattere etico-sociale puntualizzando anche il rapporto fra fede e ragione. La Tavola fu composta, presumibilmente, fra il 1869 e il 1822 e rientra fra quelli che sono classificati gli scritti definiti dal pensatore bahá’í Abu-Faḍl, a contenuto sociale ed etico. Per terminare questo breve editoriale, la redazione di Opinioni auspica che questo centenario trascorra imponendo una seria riflessione sui temi dell’unità e della pace mondiale.
OB-2014-ESTATE
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