Adolescenti e adulti: quale crescita e quale futuro di Giansecondo Mazzoli Lo sviluppo spirituale dei giovanissimi: un programma e una sfida di Paola Franci Experience di Elena Codeluppi
«Colui Che è il vostro Signore, il Più Misericordioso, nutre in cuor Suo il desiderio di vedere l’intera razza umana divenire un’anima sola e un solo corpo» Bahá’u’lláh.
È questa un’epoca in cui i fermenti del secolo scorso, «il secolo di luce», come definito da ‘Abdu’l-Bahá, si trasformano in richieste pressanti da parte di un’umanità in costante progresso. Sotto l’azione di forze sociali inaspettate, realtà quali quelle morali, economiche, di supremazie nazionalistiche e finanziarie fino ad oggi considerate stabili e sicure, stanno disgregandosi lasciando la possibilità di emergere a nuove visioni e interpretazioni dell’esistenza. La possente crisi economica di questi ultimi anni ha fatto sì che masse popolari e classi sociali finora escluse da qualsiasi processo decisionale facciano sentire la propria voce per chiedere maggiore giustizia e uguaglianza sociale.
Alcuni esempi, tratti dal panorama internazionale, sono le nazioni emergenti che reclamano un ruolo più incisivo nella gestione degli affari del mondo, sono le organizzazioni che pretendono un controllo esauriente e definitivo sui mutamenti climatici, sono le organizzazioni della società civile che reclamano una definitiva abolizione degli estremi di ricchezza e povertà, sono i movimenti che difendono e promuovono la partecipazione femminile alla conduzione della vita sociale e spirituale della società.
Gli articoli compresi in questo numero di Opinioni Bahá’í affrontano il tema del cambiamento proponendo due letture di questi processi, una nell’ambito generale del processo ora in corso che, come la citazione riportata all’inizio di questo editoriale ricorda, è quello del riconoscimento dell’unità dell’umanità, l’altro nel campo della valorizzazione dell’individuo in quella che è una delle sue capacità più peculiari: il lavoro.
Marco Bresci, nel suo articolo «L’umanità viene alla luce», partendo dalla ricerca della verità, intesa quale motore di cambiamento, ci porta a riconsiderare le risposte alle domande universali ed eterne che l’uomo si pone. Molti, sostiene, sono stati i confini di pensiero abbattuti, non solo geografici, ma anche nel campo delle scienze, del diritto, dell’economia, dei rapporti capitale-lavoro, della visione religiosa dell’umanità, per evitare che anche le visioni finora comunemente accettate possano subire un cambiamento il quale, raggiunta una soglia critica di diffusione nel corpo dell’umanità, produrrà anche un reale cambiamento di tutta l’organizzazione della società. Bresci propone anche un manifesto per il riconoscimento universale, politico e giuridico dell’umanità presentando per molti dei punti esposti, citazioni tratte dagli Scritti sacri delle rivelazioni religiose, documenti delle Nazioni Unite e dichiarazioni d’importanti teologi contemporanei. Fra quelli esposti desideriamo rilevare proprio il primo «Definizione di Umanità», imprescindibile per tutta la dichiarazione perché prioritario in tutto il processo: l’unità dell’umanità è una premessa e non può essere un punto di arrivo perché i problemi assai gravi che ci affliggono sono conseguenze di un’unica malattia: la disunione.
Anche l’articolo di Giuseppe Robiati affronta un cambiamento di definizione e quindi di campo applicativo. Il valore «risorsa umana» è letto anziché in conformità a descrizioni utilitaristiche, alla luce della definizione data da Bahá’u’lláh nei Suoi scritti: «L'uomo è una miniera di gemme di inestimabile valore, la mancanza di una adeguata educazione l'ha però privato di ciò che inerentemente possiede». La gestione delle risorse umane si trasforma così, in una nuova ed emozionante ricerca applicativa alla luce di questo enunciato.
L’autore indica anche la strada di questa trasformazione: passare da una fase in cui si gestiscono le emozioni, cioè il livello basilare dei rapporti umani, a quello della gestione delle qualità inerenti, in altre parole i talenti e le capacità di un individuo, le famose «gemme di inestimabile valore». Naturalmente il ruolo dell’educazione sarà importante non solo per estrarre e scoprire i talenti e le capacità, ma anche per poterli adeguatamente coordinare con successo e gioia.
Si rivoluziona così, prosegue Robiati, anche il complesso mondo del lavoro, dove da una gestione dirigenziale si passerà a un atteggiamento di condivisione non solo dei processi decisionali e di definizione degli obiettivi, ma anche dei risultati in termini produttivi ed economici. I grafici riportati nell’articolo aiutano a comprendere questa nuova impostazione che, volendo, comincia a essere oggi applicata nelle aziende più lungimiranti ma ancora in un’ottica di ricerca dei risultati, anziché di partecipazione al processo da parte di tutti gli elementi: capitale e imprenditori, dirigenza ai vari livelli, forza lavoro e dipendenti.
Il numero termina con la preziosa rubrica Experience, attraverso la quale, Elena Codeluppi ci apre una porta di conoscenza verso realtà che operano proprio per favorire la crescita e il cambiamento. In questa occasione ci propone un’intervista – approfondimento con Giuseppe Robiati il quale, oltre aver compilato l’articolo in questo numero, ha presentato le sue tesi nel corso di numerose conferenze tenute presso i maggiori atenei italiani e stranieri e con numerose pubblicazioni divenute fondamentali per lo sviluppo di relazioni professionali e di lavoro sempre più ispirate a principi di amore, servizio e unità.
OB-2013-INVERNO
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